A corollario di questa ennesima splendida edizione di Mazzumaja, vorremmo congedarci riproponendo alcune riflessioni composte durante lo sviluppo del Progetto. Una sorta di Manifesto che ispira da sempre l’azione di molti di noi. Ci auguriamo che questo contribuisca a far comprendere ancora meglio la cornice all’interno della quale si inquadra la nostra iniziativa. Non ci illudiamo, ovviamente, che il messaggio possa giungere incondizionatamente come del resto non è nostra presunzione essere costantemente perfetti nell’ossequiare ciò che ci proponiamo. In ogni caso ci piace salutarvi così … (ovviamente il Blog non chiude i battenti ma sarà in futuro il veicolo attraverso cui vi terremo informati sulle varie iniziative in cantiere). Grazie a tutti !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Parlare di sviluppo, sia esso economico, sociale o culturale richiede a nostro avviso l’abbandono incondizionato di modelli obsoleti, che risultano non più adeguati ai cambiamenti in atto nella società, nell’imprenditoria e nelle professioni. Il contributo deve tuttavia essere scevro, anche da parte nostra, da quella sorta di pietismo strutturale che vede il giovane in balia di una classe politico-dirigenziale tacciata di essere anziana, sorpassata, inadeguata. Riallocare le responsabilità, infatti, contribuisce ad alimentare un gioco furbo chiamato “conflitto generazionale” che, a sua volta, è utile per rafforzare la visione stereotipale del giovane che non vuole scendere in campo, che non si impegna nello schema prestabilito. Il politico giovane, l’imprenditore giovane, il professionista giovane rappresentano infatti nella maggior parte dei casi nient’altro che una declinazione aggettivata dei ruoli appartenenti ad un sistema che tende all’autoconservazione. Il giovane, al contrario, deve poter rompere lo schema trovando nuovi spazi dove generare l’idea, sviluppare il progetto e confrontarsi immediatamente con l’azione. Il giovane deve essere protagonista di un rinnovamento, anche in sede istituzionale, degli spazi e delle coordinate nei quali si valutano progetti ed iniziative, contribuendo alla riaffermazione di un primato: quello di obiettivi, ricadute, utilità , cantierabilità.
Stiamo parlando di una sovversione pacifica che riguarda la forma mentis e, pertanto:
OCCORRE TRANSITARE DA UN TIPO DI PENSIERO COMPETITIVO PROPRIO DEL SISTEMA,
AD UNA FORMA DI PENSIERO CREATIVO, BASE DELLA COSTRUZIONE DEL FUTURO
Il pensiero creativo, infatti, è evoluzione. Il pensiero creativo è, più propriamente, evoluzione allo stato energetico e l’energia, come insegna la fisica, si propaga rapidamente attraverso la condivisione delle frequenze vibrazionali. Possiamo pertanto affermare che, in questo senso, il pensiero creativo è SCIENTIFICAMENTE solidale in quanto è la vibrazione positiva (il progetto, l’azione, lo scopo) a propagarsi democraticamente e gratuitamente. Il pensiero creativo genera il futuro: non lo gestisce, non lo attende, non lo subisce. Il pensiero creativo è aperto, magmatico, pragmatico, generoso. Non crea barriere ma opera su spazi ampi e disponibili, secondo la logica che il passo avanti non è né piccolo né grande ma è semplicemente il miracolo di un passo in avanti. Ogni singolo e pur minimo progresso, operato attraverso lo schema non-competitivo del pensiero creativo, fa pertanto progredire l’intera comunità, generando sviluppo e benessere.
Si ritiene che solo abbracciando questa visione i giovani possano liberarsi definitivamente dal fardello monolitico e bloccante delle differenze e della competizione. Il futuro è un cantiere aperto che, per sua natura, è destinato a non chiudersi mai. Qui come nel Mondo. L’ansia del finito, del completato, del traguardo, del giudizio, della competizione attanaglia ormai da troppo tempo i giovani. Prendere atto che tutto è in costante trasformazione ci rende liberi di focalizzare gli sforzi sullo sviluppo e sul progresso, con la gioia e l’entusiasmo che sono propri dell’avanzare. Il condividere, a questo punto, non sarà frutto di un atto di forza ma sgorgherà del tutto naturalmente. Non vi è alcuna “battaglia contro” da condurre nei nostri uffici, nelle nostre scuole, nelle nostre istituzioni, nelle nostre famiglie, nei nostri enti. Dobbiamo semplicemente limitarci a riaffermare la forza di un pensiero, che tradotto in azione, crei la realtà generando il nostro futuro.
EVVIVA MAZZUMAJA !!!!!!!!!!!!!!